Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ospite del Rotary “Catania”, ha svolto un tema ambizioso collegato all’“Agenda 2030” dell’Onu

Su iniziativa dello storico Rotary Club “Catania”, presidente Giovanni Cultrera di Montesano, si è tenuto un interessante zoom meeting dal titolo “Un’idea di Regione: quale Sicilia nel 2030”, relatore prestigioso il presidente della regione Nello Musumeci, al quale hanno aderito ben altre di 60 club di tutto il Distretto 2110 Sicilia-Malta.

Ad un anno e mezzo dalla scadenza della legislatura, Musumeci, assegnandosi un tema ‘alto’ e arduo, ha inteso collegarsi idealmente all’Agenda 2030 dell’ONU (25 settembre 2015), argomento sul quale, sin’ora, si è misurata solo la Regione Lombardia: guardare al futuro, al quadro geopolitico attuale, all’evoluzione di scenari e contesti avvenuti e correnti.

“Questa legislatura tarata, come in tutto il mondo, dalla pandemia da coronavirus – ha esordito –, ha messo in luce la fragilità del mondo moderno rispetto alle forze della natura, ed ha imposto cambi di programmi e prospettive in corso d’opera”. Una legislatura regionale, aggiungiamo noi, venuta dopo dieci anni di fermo imposto dalle paturnie di Lombardo e l’inettitudine di Crocetta: un handicap incolmabile, considerando la velocità dei cambiamenti globali odierni, se i governi nazionale ed europeo non provvedono a sostenere una progettualità positiva e intelligente, proprio in considerazione della collocazione geografica di questa terra che la fa confine europeo naturale.

Sostenere con Draghi la ripartenza della Sicilia impone di capire “per andare dove? Quale ruolo è previsto per l’Isola nel quadro della politica estera della nazione? In 75 anni di autonomia è mancata un’idea di Regione. Solo Piersanti Mattarella e Rino Nicolosi mostrarono di avere un progetto e una visione per la Regione Siciliana, la regione territorialmente più grande d’Italia”, ma da allora ad ora lo scenario è cambiato, così come le questioni e i problemi. 

“Non dobbiamo solo rassegnarci a subire le modifiche che il Canale di Suez, a quasi 150 anni dalla sua apertura, sta apportando all’habitat mediterraneo; se è la via d’acqua che facilita i contatti con l’Asia “dobbiamo attrezzarci con almeno un porto hub moderno e funzionale che intercetti in qualche misura il traffico commerciale marittimo che da Suez, passandoci sotto il naso, attraversa Gibilterra per andare a Rotterdam o altri porti del Nord Europa”.

“Le insufficienze infrastrutturali dell’Isola – ha chiarito –, riguardano strade rotabili di competenza statale, comunale, provinciale sulle quali la Regione non ha titolo per intervenire, salvo qualche nomina commissariale per opere specifiche. Lo stesso sistema portuale, assoggettato alle Autorità, è di competenza statale”. Una precisazione importante che mette a nudo la strumentalità di tante polemiche giornalistiche e politiche e l’inconcludenza di iniziative giudiziarie (a che punto è l’inchiesta dello scandalo Anas del 2019? n.d.r.). “Solo sulle linee ferroviarie c’è una competenza regionale e su queste stiamo innovando significativamente”.

Guardando al quadro macroeconomico,“La Regione nel 1961 produceva il 5,7% del pil nazionale, nel ’71 il 5,8%, nel ’91 il 6,2%, nel 2011 è scesa al 5,5%. Registriamo un calo demografico e un processo di desertificazione su tutto il territorio che ancora non ha allarmato il governo nazionale. Peraltro, siamo la prima Regione d’Italia per somme investite per contrastare il dissesto idrogeologico (342 milioni). Le unità lavorative, da 1.366.000 sono scese a 1.213.000. Dobbiamo cambiare prospettiva!”.

Vanno ricordate, sul punto, le tante opere di sistemazione avviate sui letti di torrenti e fiumare, purtroppo trascurate per decenni dalle amministrazioni locali, sovente causa di danni ed emergenze.

“L’agroalimentare è un comparto i crescita:  con 3 miliardi e mezzo di fatturato, ha fatto registrare un incremento annuo del 4,8%. Sul versante turistico, la Regione offre 206.000 posti letto. Se e quando usciremo dall’emergenza Covid, dobbiamo ripartire per andare alla conquista della centralità naturale mediterranea”.

Conclude “La Sicilia è universalmente conosciuta per i suoi beni culturali (siti, monumenti,  musei, aree archeologiche, beni architettonici, luoghi di spettacolo, siti Unesco, iniziative culturali e tradizioni) che rappresentano, oltre al passato e  al presente, il nostro futuro: una risorsa da tutelare e valorizzare che ci rende unici nel panorama internazionale”.

È seguito un folto e partecipato dibattito nel quale si sono toccati: la gestione e lo smaltimento dei rifiuti, l’impegno sul sociale, la riqualificazione della burocrazia, le tariffe aeree, il Ponte sullo Stretto, il termalismo, le attività culturali.

Puntuali e chiare le risposte di Musumeci “Sul Ponte stanno cercando scuse; l’aumento della raccolta differenziata dei rifiuti ci viene imposto e, comunque, per la nostra condizione di isola, dobbiamo trovare soluzioni adeguate in autonomia. L’idea complessiva di questo governo è fare della Sicilia un polo geopolitico, geoeconomico, geologistico, geoculturale”.

Tre ore e venti minuti di dialogo garbato che, sostiene il presidente Cultrera, hanno dimostrato la riuscita e le finalità del convegno, dove, relatore e uditorio, hanno condiviso la potenziale centralità culturale e strategica dell’Isola. 

Carlo Majorana Gravina

Carlo Majorana Gravina