L’istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania partecipa a “Vinitaly 2022” Verona: record stranieri di 139 Paesi

La 54° edizione di Vinitaly, dopo tre anni di fermo causa pandemia, ha accolto 88.000 operatori di cui 25mila provenienti da 139 Paesi: un record storico di incidenza di buyer stranieri, al netto della fortissima contrazione, legata alle limitazioni pandemiche degli spostamenti internazionali, degli arrivi da Cina e Giappone, oltre ovviamente ai buyer russi. Un contingente che pesa complessivamente per circa 5.000 mancati arrivi ma che non ha impedito la rimodulazione dell’assetto partecipativo di una manifestazione che in chiave nazionale ha anche ribilanciato le presenze del Centro-Sud – in rialzo – con quelle del Nord.
L’Istituto Alberghiero KW di Catania è stato presente con le classi di IV Sala Vendita di tutti i plessi, in un percorso di alternanza scuola-lavoro con le aziende vitivinicole siciliane: Etna Nicosia, Barone di Villagrande, Vivera, Antichi Vinai, Patria, Al-Cantara rinomata azienda di Randazzo dell’esperto Pucci Giuffrida.
Le aziende ospiti del padiglione “Sicilia” hanno incontrato buyers, stampa e operatori presentando le novità: Josè Rallo di Donnafugata, Alessio Planeta di Planeta, Federico Lombardo di Monte Jato di Firriato, Lilly Fazio di Casa Vinicola Fazio, Rosario Di Maria di Cantine Ermes-Tenute Orestiadi, Pucci Giuffrida di Al-Cantàra Winery, Laurent Bernard de la Gatinaisdi Rapitalà,Graziano Nicosiadi Cantine Nicosia, Annamaria Sala di Tenuta Gorghi Tondi, Antonio Caravaglio di Azienda Agricola Caravaglio, Benedetto Alessandrodi Alessandro di Camporeale,Rosanna Caruso di Caruso & Minini, Bruno Finadi Cantine Fina.
Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, “il ruolo delle fiere italiane è sempre più legato all’aumento numerico delle imprese che si avviano all’internazionalizzazione, in particolare delle Pmi. Vinitaly, in questa edizione più che mai, si è concentrato molto su questo aspetto con un risultato molto positivo in favore di un settore morfologicamente caratterizzato da piccole realtà. Guardiamo ora al 2023 – ha aggiunto Danese – con un evento ancora più attento alle logiche di mercato e alla funzione di servizio e di indirizzo della nostra fiera in favore di un comparto che abbiamo ritrovato entusiasta di essere tornato a Verona dopo 3 anni”.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, “si è chiuso il Vinitaly che volevamo, e non era nulla scontato. Abbiamo dato un primo riscontro dopo una lunga attività di ascolto e condivisione con le aziende del settore, e dato vita a un piano che troverà, progressivamente, pieno regime entro il prossimo biennio. Segnare il record di incidenza di buyer esteri in un anno così difficile sul piano congiunturale e geopolitico è tutt’altro che banale ed evidenzia tutta la determinazione di Veronafiere nel perseguire i propri obiettivi”.
Sul fronte delle presenze estere, nel testa a testa tra Stati Uniti e Germania la spuntano i primi che confermano la leadership nella classifica delle nazioni presenti. Terzo rimane il Regno Unito, mentre il Canada subentra alla Cina nella quarta posizione, davanti alla Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca. Bene, nel complesso, le presenze dal continente europeo, che hanno rappresentato oltre due terzi del totale degli esteri. Ottime anche le performance di Francia, Svizzera, Belgio e Olanda che vedono aumentare il numero degli operatori rispetto alle passate edizioni. Si consolidano inoltre le presenze dei Paesi del Nord e dell’Est, con in evidenza Finlandia, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovenia e Romania. In ambito extraeuropeo, tengono Paesi come Singapore, Corea del Sud, Vietnam; in crescita l’India. Infine, anche se con valori assoluti contenuti, si dimezzano le presenze dall’Oceania mentre più che raddoppiano quelle dall’Africa.
Presente e molto attivo Stefanio Berzi, dall’alto del titolo di miglior sommelier d’Italia Ais conquistato lo scorso novembre, parla, da bergamasco, con cognizione di causa, dei vini lombardi. Adesso la sfida più importante per i produttori italiani: riconquistare i consumatori più giovani di Canada e Stati Uniti.
