MEDITERRANEO – NOSTOS FESTIVAL “Nostos”, il corrispondente greco di “viaggio”, ma anche “nostalgia”, mancanza

PREMESSA
Un progetto che ha coinvolto le scuole pedaresi: IPSSAT “Rocco Chinnici” di Nicolosi sede Pedara- IC “Casella” e Comune di Pedara
Non vi è nulla di irriverente nel considerare la storia dei cibi sullo stesso piano di quella del pensiero…
L’archeologia, come la gastronomia, sono scienze antiche e con esse è nostra necessità indagare storia, fonti, antiche ricette scritte e usanze alimentari presenti nei testi degli autori antichi, e poi le arti figurative, come mosaici ed affreschi. Prendere la storia da un altro punto di vista: quello del gusto.
Lo straordinario patrimonio archeologico e una cultura gastronomica che fonda le proprie radici fin dalla notte dei tempi, fanno della Sicilia, terra di archeologia e gastronomia d’eccellenza. Così l’isola nei secoli diventa punto d’incontro, ponte tra la cultura Mediterranea e un infinito patrimonio Archeologico. La necessità di recuperare i saperi legati agli usi alimentari attraverso le tracce millenarie dell’archeologia, e soprattutto l’ambizione di rendere tali risorse fruibili alla nuova generazione coniuga archeologia- storia-arte- cucina come espressioni diverse di umanità, veicoli indiscussi della propria identità.
Inizia l’investigazione del passato.
L’IDEA PROGETTUALE
È assai evidente l’importanza che hanno gli aspetti culturali collegati con l’alimentazione, specie quella Mediterranea, che riscuote, fin da sempre, grande interesse, a questa necessità si è andata va via aggiungendo la curiosità sulle “storie” del cibo o sul cibo stesso. In egual misura è cresciuto lo sforzo di “patrimonializzare” il cibo e tutti i suoi correlati culturali; catalogare, inventariare, per conoscere sempre più e meglio ciò che si mangia. Prodotti che possono vantare un’antica origine: l’archeo-gastronomia come contenitore di cibi del passato del bacino del Mediterraneo. E così il nostro viaggio “NOSTOS” varcherà i confini della mistica simbologia, della ritualità, e cercherà approdo tra gli antichi albori della gastronomia, dall’antico Egitto alla Roma imperiale.
Cuocere un vegetale o della carne ha sempre significato, in qualche modo, sottomettere la natura alla cultura, e tutto questo è avvenuto sin dalla notte dei tempi. Ci è sempre stata chiara, infatti, l’antropizzazione dei prodotti della natura, dalla coltivazione legata alla stagionalità, alla raccolta, agli aspetti rituali, che hanno sempre caratterizzato tutte civiltà.
Nell’antichità la cultura gastronomica non solo rappresentava il carattere distintivo di un popolo, ma anche e soprattutto ritualità, grazie al rito: qualità, tipo, modo di cottura degli alimenti assumevano un particolare significato che andava ben oltre la semplice necessità di alimentarsi.
Cibo come patrimonio culturale intangibile, patrimonio comune, da trasmettere di generazione in generazione. Il nostro obiettivo? Contribuire a formare il senso di d’identità sociale/culturale.
Un progetto ambizioso NOSTOS, che intende rilanciare la regione Sicilia nel panorama del turismo culturale/gastronomico, ma soprattutto un progetto pensato per far riscoprire le relazioni umane, attraverso: il cibo e la sua storia.
Grande importanza avranno tutti i materiali custoditi nei musei che racconteranno storie di sopravvivenza, di offerte alle divinità o di mille rituali culturali. Indagheremo poi, man mano, su quegli oggetti che ricordano il consumo di semplici cibi o le ebbrezze del vino e dei banchetti o gli sfarzi della aristocrazia delle varie epoche.
Ed essendo il cibo arte, cultura, convivialità, non mancheranno “frammenti” di degustazione.
Questa è la sfida di MEDITERRANEO-NOSTOS, un ritorno, un viaggio esperienziale tutto siciliano che partirà dai più delicati, fragili e ricchi luoghi del nostro presente, fino ad arrivare nei maggiori Musei e parchi archeologici del bacino del Mediterraneo, luoghi di incontro ed interscambio di tutti e di ognuno di noi.
Olive, cereali, agli, melegrane, carrube, cipolle, fichi e datteri, pigne e pesche ritrovate durante le campagne di scavi imbandivano le tavole di allora, così mosaici, pitture, piatti di terracotta e vasi vanno ad accrescere la collezione dei commestibili siciliani, un vero e proprio racconto di archeobotanica.
Meravigliosi reperti capaci di sopravvivere allo scorrere del tempo che ci riportano in una grande carta geografica su cui sono tracciate le rotte seguite nell’antichità dalle singole specie vegetali, spesso approdate sulle coste siciliane dall’Oriente. Sono sicuramente le radici della nostra ricchezza agro-alimentare: duemila anni e più di storia della cultura, della terra e della tavola sono testimoniati da resti materiali che si sono conservati fino adesso.
Si ringrazia l’IPSSEOA “Karol Wojtyla” di Catania





